L’aumento dell’Iva è pericoloso, ecco perchè

«L’aumento dell’Iva è pericoloso» Farebbe salire i prezzi e scattare la contingenza
«L’osservazione dell’evoluzione del commercio e del turismo in Lombadia fa emergere due tendenze ben precise: un maggior tasso di sviluppo nel commercio all’ingrosso e il rilancio della Lombardia come regione turistica in senso proprio e come turismo d’affari e congressuale». Lo ha detto Giuseppe Orlando, presidente della Confcommercio nel corso di una conferenza stampa Lo sviluppo del terziario in Lombardia ha accresciuto il peso del commercio, soprattutto all’ingrosso, che ormai conta nella regione oltre 22.000 unità, pari al 22 per cento del totale nazionale; 3000 unità in più. del 1971, che hanno creato 30 mila nuovi posti di lavoro. Altri 50 mila posti di lavoro, ha detto Orlando, sono stati creati nel commercio al dettaglio nei comparti non alimentari, negli alberghi e nei pubblici esercizi. «Nel complesso — ha proseguito Orlando — la tendenza di fondo nei nostri settori è quella ormai irreversibile di creare più occupazione dipendente, irrobustendo le imprese esistenti piuttosto che crearne di nuove; l’occupazlo-tl ne cresce non solo in relazione dei consumi ma anche, a somiglianza di quanto avviene in Europa, per la domanda di servizi commerciali da parte dell’intero sistema economico».

Il presidente della Confcommercio ha infine sostenuto che una elevata inflazione danneggia il commercio e il turismo, che in presenza di tassi superiori al 10 per cento vedrebbero ridursi la propria quota di partecipazione nell’ambito del sistema economico nazionale. Questa considerazione ha spinto Orlando a chiedere tempestivi interventi governativi a sostegno del settore e soprattutto nella direzione di una modifica della scala mobile, «Se come pare —ha detto — si farà ricòrso all’aumento dell’Iva per coprire la spesa, della fiscalizzazione occorre che il provvedimento sia contestualmente accompagnato da una profonda revisione della 6cala mobile: altrimenti l’aumento dei prezzi indotto dalla maggiore incidenza fiscale spingerà ancora la scala mobile». Nella diagnosi di Orlando non è invece stato affrontato il problema della inefficienza del sistema distributivo, che conta in Italia ancora 833 mila punti di vendita al dettaglio; sono soltanto 30 mila in più del 1971, mentre la crescita nel decennio precedente era stata di 130 mila unità; ma si tratta pur sempre di un negozio ogni 70 abitanti. La struttura fortemente polverizzata dalla distribuzione sarebbe* infatti, secondo larghi settori dell’industria, uno dei fattori di maggiore inefficienza della nostra economia sia nel senso die tende ad aumentare fortemente i costi della commercializzazione dei prodotti sia nel senso die alimenta l’inflazione perché irrigidisce i prezzi al consumo.
Effetto della Finanziaria e dell’aumento Iva, nelle casse regionali 102 miliardi in meno
I nuovi fondi? «Da tagli di spesa e dalla rinegoziazione dei debiti bancari»
Centodue miliardi di lire. A tanto ammonta il «buco» che si apre nelle casse regionali in seguito ai mancati trasferimenti statali e agli effetti dell’aumento dell’Iva previsti con la Finanziaria 1997 approvata nei giorni scorsi dal governo. Metà di quei soldi, 52 miliardi, sono stati tolti in seguito ai provvedimenti previsti con la Finanziaria del 1996. L’altra metà una cinquantina di miliardi secondo una prima stima dell’assessorato – è il frutto dell’aumento dell’Iva deciso in questi giorni dal governo e di altre «manovrine» come la tassa di circolazione e il bollo auto che anche la Regione si trova costretta a pagare. Come verranno recuperati questi soldi? L’assessore al Bilancio della Lombardia aveva ventilato la possibilità di aumentare di cinquanta lire il prezzo di benzina e metano.

Il Piemonte seguirà quella strada? Angelo Burzi, assessore regionale al Bilancio, mette subito le mani avanti: «Al momento, se tutto rimarrà invariato e dunque i numeri e le cifre della Finanziaria 1997 non verranno stravolti, la giunta non ha alcuna intenzione di aumentare né il prezzo della benzina né quello del metano. Siamo contrari a qualsiasi incremento delle imposte». Burzi indica due strade per trovare i fondi alternativi a quelli statali: «Stiamo lavorando – spiega – da una parte alla rinegoziazione del debito con le banche. Nel corso degli anni la Regione ha contratto mutui per 1000 miliardi di lire. Entro novembre la trattativa con gli istituti di credito dovrebbe essere conclusa in modo positivo visto che il livello di affidabilità del nostro ente è molto alto». La seconda strada passa attraverso la «potatura» di molti settori di spesa e la «ricerca della massima efficienza nella pubblica amministrazione». Dove e cosa verrà tagliato, ma Burzi preferisce il termine «razionalizzato», non è ancora stato deciso. Il bilancio, infatti, deve essere approvato entro la fine dell’anno. Burzi si limita a spiegare: «Non deve essere data per scontata nessuna spesa, nemmeno quelle “storiche” come le inserzioni sulle Pagine Gialle». Una cosa però è sicura: «Siamo costretti a dirottare i risparmi resi disponibili grazie alla razionalizzazione delle spese per coprire i maggiori costi derivanti dall’Iva, appare così sulla scena il famoso rimborso IVA derivante da errori dello stato. In questo modo si riducono le nostre risorse destinate a maggiori investimenti». E sul settore degli investimenti, soprattutto nella Sanità, il Piemonte è creditore nei confronti del governo. Spiega ancora Burzi: «Siamo una delle poche regioni ad aver azzerato il debito nel campo sanitario, dunque se la legge venisse applicata, comprese le sanzioni previste per chi non ha ridotto il debito pregresso, dovrebbero arrivare altri trecento miliardi di lire. Se il governo non si atterrà alla legge siamo intenzionati a dare battaglia».

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