Wine Research Team WRT, bilancio dell’edizione 2016

WRTNella residenza palladiana di Villa Sandi, in piena zona del Prosecco, si è svolto “Wine Research Team WRT“, progetto voluto da Riccardo Cotarella, presidente dell’Assoenologi e dell’Unione mondiale degli Enologi. Ecco un breve stralcio di quanto emerso: Nei due anni di attività a– ha rilevato il presidente Wrt, Vincenzo Tassinari – abbiamo ottenuto molto spazio e la stessa nostra presenza ad Expo Milano 2015 e’ stata la testimonianza della validita’ della nostra rete di 35 imprese, a cui si sono appena associate un’azienda francese, la Chateaux Frusseille, e una giapponese, la Camel Pharma, per sviluppare una alleanza scienza, ricerca, produttori volta a una produzione sempre piu’ sostenibile, fatta con le migliori pratiche grazie a sperimentazioni che da soli non avremmo potuto fare“.

Secondo il promotore del progetto WRT, Riccardo Cotarella, presidente dell‘Assoeneologi e dell’Unione Internazionale degli Enologi “c’è la necessità di istituire tante vere strutture che portino alla vera sostenibilità, alla compatibilità, al mantenimento di una elevata qualità attraverso la scienza“. “Se non interveniamo – è il grido d’allarme di Attilio Scienza, docente e ricercatore di viticoltura all’Università di Milano – rischiamo di avere in futuro piante sempre più deboli. La sostenibilità del vigneto comincia con il rispetto del suolo per dare poi sostenibilità al nostro lavoro“. Ad esempio, ha aggiunto scienza, “è fondamentale la conoscenza del ruolo delle radici del vitigno, il cervello della pianta. Tutto quello che vediamo all’esterno ha come base le radici. Prima l’approccio dell’agronomia era esterno. In realta’ i segnali che da’ la radice sono segnalatori, messaggeri, piccole sequenze di base che emergono e che ci dicono come comportarsi per evitare fenomeni negativi se non distruttivi”.

Si è arrivati pertanto alla conclusione che “il Progetto WRT” è molto positivo e da seguire con enorme attenzione ma da solo non basta. Quello che serve è una continua ricerca e innovazione, anche il Made in Italy infatti si deve modernizzare con la ricerca e l’innovazione scientifica e tecnologica.

Vini Made in Italy “speciali”

Ci sono dei vini “Made in Italy” che sono da considerarsi “speciali”. Vengono considerati tali dopo che il processo vinificazione e prima di essere immessi al consumo in qualsiasi enoteca online e non, vengono sottoposti ad ulteriori interventi tecnici o all’aggiunta di altri componenti. Non solo, ma per la legge, e quindi per le trattazioni “tecniche”, i vini passiti non sono speciali (esattamente, come i vini frizzanti). I vini speciali sono: – Vino spumante: In seguito ad una vinificazione tradizionale come per un normale vino bianco, viene aggiunto il cosiddetto Liquer de Tirage ovvero lieviti, monosaccaridi (zucchero di canna) e minerali, al fine di provocare una rifermentazione che può avvenire in bottiglia (Metodo champenoise o Classico) o in autoclave (metodo Charmat o Martinotti). Vino liquoroso e vino aromatizzato.

Ma come si differenzia il vino “Made in Italy”?

Eccone le caratteristiche:

  • proprietà organolettiche: colore, profumo, gusto e retrogusto;
  • altre proprietà:  alcol, acidità, sapidità, sensazione di astringenza (dovuta ai tannini)
  • zuccheri non fermentati del vino (secco, semisecco, dolce…)

Ogni vino made in italy è caratterizzato da una temperatura di servizio (temperatura ideale per la consumazione) e da abbinamenti ottimali con determinate pietanze.

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